lunedì 15 gennaio 2018

IMMIGRAZIONE, LA MODERNA SCHIAVITU'



INDICE

Introduzione                                                                         Pag 1

Agli inizi del fenomeno: le proposte della sinistra             Pag 7
1980. La prima Conferenza nazionale sull’immigrazione araba in Italia e in Sicilia; Introduzione generale di Agostino Spataro, membro comm/ne Esteri Camera dei Deputati e della Presidenza dell’Associazione nazionale di amicizia italo- araba; 1981. Le proposte del PCI: disegno di legge alla Camera dei Deputati.

L’emigrazione siciliana                                                      Pag 25
Quando i clandestini siciliani sbarcavano in Tunisia; Sicilia, un secolo di emigrazione; I nostri emigrati; Migranti o emigranti?; Sicilia, riap­pare lo spettro della povertà.

Lampedusa                                                                         Pag 39
Le strane rotte che portano gli immigrati clandestini in Sicilia; Perché i trafficanti d’immigrati preferiscono sbarcare a Lampedusa?;
Lampedusa, i nostri due ragazzi della FGCI; Oltre Lampedusa; Flussi migratori, la Sicilia il collo dell’imbuto; Quelli che restano…

La moderna schiavitù                                                        Pag 59
Morte sotto la luna; L’emergenza prossima futura; Ritorna la schiavitù; Budapest, cronaca di una partenza negata; “Il dramma migratorio deve essere risolto subito”. (intervista a “La Capital”-Argentina)

Accoglienza e multiculturalità                                          Pag 79
Gli immigrati nell’Italia che verrà: società laica o mosaico di comu­nità?; Minareti e crocifissi: una pericolosa mistificazione; Patria, di tutti o di chi?; Quando un ateo favorisce la costruzione di una mo­schea; La Sicilia sbarca a Le Kram; Servono dialogo e cooperazione.

Che fare?                                                                          Pag 105
Una conferenza intergovernativa sulle migrazioni: Si può ancora trattare con il regime libico?; Parole chiare sull’immigrazione; Fermare la pericolosa deriva dell’Europa!; Il diritto di non emigrare.

Il dolore e la rabbia di una madre del Sud(racconto).                  Pag. 127



Introduzione


IMMIGRATI, ACCOGLIENZA NELLA LEGALITÀ

1.                  Con questo libro, frutto di una selezione di miei articoli e inter­venti, desidero offrire soltanto un modesto contributo al dibattito in corso, soprattutto fra le forze progressiste e di sinistra, sulle mi­grazioni attraverso l’area mediterranea che, in vario modo, seguo dagli inizi degli anni ’80 del secolo trascorso. Ciò anche per far no­tare che non parliamo per sentito dire. Per altro, da siciliano figlio di operaio emigrato, osservo il fenomeno da una posizione “privile­giata” essendo la Sicilia divenuta il principale punto di approdo e di transito dei flussi di emigranti. Ovviamente, non è un problema solo siciliano, ma una drammatica questione globale nata da cause di­verse e che interessa tutte le regioni del Sud del mondo: dall’Africa all’America Latina, dal Medio Oriente alla Cina, dall’India al Sud est asiatico, al Sud Europa.Insomma, una “moderna schiavitù” che, come quella dei secoli passati, proviene, soprattutto dall’Africa ossia dalla nostra Terra madre, un continente ricchissimo di risorse natu­rali e di contraddizioni politiche e sociali.
Ovviamente, certe condizioni sono mutate ma non la sostanza. A quel tempo, il traffico schiavistico verso le Americhe era promosso, orga­nizzato da spietati negrieri e mercanti islamici in combutta (d’affari) con cristianissimi armatori europei e latifondisti delle Americhe.
Oggi, i “nuovi schiavi” non vengono cacciati e incatenati come i loro antenati, ma sospinti, incoraggiati, talvolta anche finanziati, a emi­grare clandestinamente verso questa vecchia Europa, opulenta e mo­rente, dove saranno usati come manodopera irregolare in taluni settori dell’economia locale.
Partono, all’avventura. Soprattutto quelli che sono in grado di pa­gare l’esoso passaggio ai trafficanti della “prima catena” (che si snoda dal luogo di residenza alle coste europee), di sobbarcarsi mi­gliaia di km per deserti inospitali, mesi e mesi di permanenza in ter­ribili campi di concentramento, traversate a bordo di natanti precari e rischiosi, ecc. E, finalmente, quando i più fortunati riescono ad ap­prodare in Europa li attende una seconda, variegata catena di pro­fittatori.
In realtà, questi flussi sono anche incoraggiati dalle grandi oligar­chie globalizzate dominanti che perseguono un obiettivo chiaro e, per loro, molto conveniente: produrre a costi da terzo mondo e vendere a prezzi da primo mondo.

2.                  Tutto ciò è umano? Chi è il vero razzista? Il lavoratore proc­cupato di perdere il posto di lavoro, la vecchia signora che si lamenta per certi disagi che riscontra nel suo quartiere di periferia o chi or­ganizza e/o sponsorizza tali traffici per trarne vantaggi e profitti scandalosi?
La questione non è nominalistica ma di sostanza ed ha un risvolto specificamente italiano. C’è, infatti, un dato drammatico, largamente sottovalutato, ignorato, che segnala una fragorosa ripresa dell’emigrazione italiana. I numeri sono davvero allarmanti. Dai media si ap­prende che, negli ultimi anni, sono emigrati all’estero 265.000 citta­dini italiani. Si legge che dalla Sicilia ne siano partiti, addirittura, 1.000 al mese!
Immigrazione ma anche emigrazione, dunque.
Comunque sia, di la delle singole situazioni, bisogna affrontare tali problematiche riaffermando i principi di solidarietà nella legalità, secondo un assunto inconfutabile: il mondo é uno ed é abitato da una sola razza, quella umana! Non ci sono superuomini, popoli eletti e primi dei non eletti! Siamo tutti uguali. Figli dello stesso Sole che ci scalda e della stessa Terra che ci nutre…
Storicamente, l’umanità è stata tormentata da grandi disuguaglianze di classe, oggi acuite dalla ricerca spasmodica del profitto, spesso il­lecito, come vuole il neoliberismo dominante che produce ingiustizie e nuove povertà; che, di fatto, ha annullato il diritto a un lavoro sta­bile e sicuro, ha alterato pesantemente, a suo favore, il rapporto ca­pitale-lavoro fino a degradare il lavoratore da persona a “capitale umano”, a “risorsa umana” .
Nefandezze che offendono la dignità dei lavoratori e , ancor di più, quella degli emigrati che si vogliono schiavi e proni ai voleri di padroni e padroncini.
Contro tali ingiustizie le forze di progresso dovranno riprendere la sana abitudine di battersi, unite e dovunque nel mondo, per riformare le società, l’economia secondo principi di equità, nel rispetto della Natura e dell’ambiente, all’insegna della cooperazione fra i po­poli e gli Stati, anche per ciò che riguarda l’emigrazione.
A mio parere, l’Europa, per mantenere un livello accettabile e dif­fuso di benessere, deve far ricorso all’immigrazione. Ma questo non può avvenire, come oggi avviene, in maniera disumana, incivile e il­legale. I “corridoi umanitari” invocati possono lenire parte delle sof­ferenze ma non estinguerle. Ci vogliono accordi di cooperazione con i Paesi d’origine, per legalizzare i flussi e sottrarli alle catene di pro­fittatori. Gli emigrati dovrebbero venire in Europa con aiuti statali a bordo di mezzi di trasporto moderni e sicuri e, una volta inseriti nelle realtà produttive, devono essere trattati alla pari dei lavoratori resi­denti. Questa sarebbe la vera svolta! Altro che la carità pelosa, il pietismo d’occasione, invocato anche dagli alti pulpiti.

3.                  Ciò detto, andiamo al tema specifico che dovrebbe essere af­frontato non con le contumelie, con le intolleranze, con odio perfino, ma con serenità e con proposte risolutive.
E’ inaccettabile questa conflittualità da “opposti estremismi” che impedisce una discussione libera e proficua, che rischia d’ intaccare perfino il diritto costituzionale di potere esprimere la propria opi­nione. Della serie: chi più blatera ha più ha ragione. E dire che, solo pochi mesi fa, abbiamo difeso, a grande maggioranza, la nostra bel­lissima Costituzione laica e antifascista.
In realtà, siamo in presenza di una colossale mistificazione che vor­rebbe dividere gli italiani in razzisti e buonisti!
Si tratta di due rumorose minoranze, due opposti che alla fine con­vergono: da un lato una subcultura di tipo razzistico, xenofobo che rifiuta l’immigrato per principio, cui si contrappone una subcultura di stile “buonista”, per usare una fraseologia impropria, che non si fa carico di tutti i problemi (e dei diritti) delle comunità d’origine e di accoglienza.
In questo crogiuolo di posizioni convivono posizioni “in buona fede” e mire inconfessabili di carattere elettorale e venale. Il problema è uscire da questa logica paralizzante e ragionare, lottare per una giu­sta accoglienza nella legalità. A certa “sinistra” impellicciata si deve ricordare che - così agendo - si finisce per favorire l’affermazione elettorale (e culturale) delle destre in Europa e non solo.
I risultati delle recenti elezioni tedesche e austriache dovrebbero es­sere di monito per la sinistra europea e per tutte le altre forze demo­cratiche. Un’Europa dominata dalle destre non sarebbe un buon viatico, prima di tutto per gli emigrati.

4.                  Il libro si apre con alcuni documenti politici e parlamentari del PCI che dimostrano come un grande partito popolare, autenticamente di sinistra, affrontò (già agli inizi degli anni ’80 del ‘900) il problema, proponendo misure eque, umanitarie in favore dei lavo­ratori immigrati regolari e delle loro famiglie e sanzioni contro gli speculatori e quei settori economici che sfruttavano l’immigrazione irregolare per realizzare profitti scandalosi. Dopo oltre un ventennio di migrazioni verso l’Italia e l’Europa, appare chiaro che non trattasi di un’emergenza ma di un fenomeno di massa incontrollato, indotto da plausibili cause socio-economiche, sovente strumentalizzate (tal­volta alimentate) da certi gruppi di potere locali e internazionali per obiettivi che poco o nulla hanno a che fare con la dignità degli emi­grati e con l’umanitarismo da più parti invocato.
Un’emergenza si apre e si chiude entro breve tempo. Quando supera l’arco dei decenni diventa qualcos’altro che abbiamo il diritto di ca­pire e, se del caso, regolamentare per correggerne le storture.
Ogni Paese ha dei limiti nel suo sviluppo, problemi di compatibilità, di legalità, di bilancio, di sicurezza collettiva di cui tener conto e di cui devono farsi carico i governi e le forze responsabili, con spirito di solidarietà e in armonia con le norme del diritto nazionale e interna­zionale.
Intanto ribadendo, con chiarezza, la differenza giuridica fra profu­ghi e altri flussi di migranti. Secondo le vigenti Convenzioni interna­zionali, i profughi sono persone provenienti da zone di guerra o con gravi limitazioni dei diritti umani, ecc.
Con i mezzi di oggi non dovrebbe essere difficile accertare, in tempi brevi, lo status giuridico di ogni richiedente asilo.

5.                  Ogni Stato europeo, firmatario di tali convenzioni, ha il do­vere di accogliere i profughi provenienti da ogni parte del mondo, nella misura necessaria e sulla base di un’equa distribuzione sul ter­ritorio dello Stato nazionale e dei diversi Paesi aderenti all’U.E.
A proposito di accoglienza dei profughi c’è - a mio avviso- un aspetto non secondario, di solito trascurato, e che riguarda la responsabilità risarcitoria di chi ha provocato il “danno”ossia le guerre, gli atti di terrorismo, le occupazioni militari, ecc.
Si dovrebbe trovare, cioè, il modo di stabilire, nelle sedi opportune (Onu, tribunale internazionale), un obbligo di accoglienza, commisurato al danno provocato, da parte di quei Paesi che, con il loro in­terventismo militare e con i loro intrighi politici, hanno generato de­cine di milioni di profughi dal Medio Oriente all’Africa, al Sud est asiatico, ecc.
Il discorso vale anche per le quote di partecipazione agli aiuti che la “comunità internazionale” dovrà mettere a disposizione per la ricostruzione dei Paesi distrutti o fortemente danneggiati.
Non é ammissibile, politicamente e moralmente, che i Paesi aggressori, taluni per altro molto ricchi, possano godersi la “scena” delle loro distruzioni e passare il conto all’Europa o comunque a Paesi indenni da tali colpe.
La lista dei Paesi “interventisti” è arcinota. A chi rifiuta: sanzioni, sanzioni, sanzioni!

6.                  Per i flussi di altro tipo valgono le norme vigenti nei singoli Paesi di accoglienza che i governi devono applicare, invece che stare a guardare o, peggio, assecondare gli avvenimenti.
Compito dei governi è, per l’appunto, governare anche i fenomeni così complessi. Su come e con quali proposte si può discutere. Anzi se ne deve discutere. Importante è ragionare sulla base di giudizi ponderati e non di pre­giudizi inveterati, come spesso accade.
In attesa delle nuove regole, l’Unione Europea, invece di limitarsi a gestire malamente i flussi, dovrebbe attivarsi per costruire, insieme ai Paesi d’origine, una soluzione politica duratura e condivisa. Po­trebbe promuovere una Conferenza intergovernativa sulle migrazioni per giungere ad accordi, bilaterali e multilaterali di regolamentazione dei flussi, di cooperazione, di aiuto ai Paesi più poveri, finan­ziando programmi per uno sviluppo auto-centrato e diversificato.
“A chi ha fame - diceva Mao - non si deve offrire un pesce, ma inse­gnargli a pescare”. A tale fine, appare necessario riformulare gli strumenti d’intervento della cooperazione internazionale, introdurre nuove norme per riqualificare la spesa di settore e rimodulare e re-indirizzare il ruolo delle Ong le quali devono produrre, in loco, istru­zione, formazione e, soprattutto, assistenza allo sviluppo economico, occupazione e cultura democratica, ecc.
Ovviamente, tali ipotesi non sono esaustive. Altre ve ne sono o po­tranno venire. Il dibattito resta aperto, senza dimenticare un diritto umano fondamentale che ho richiamato nel testo: “Se il mondo fosse più giusto e solidale, dovrebbe riconoscere, e attuare, come primo diritto umano quello di non- emigrare ossia non costringere gli uo­mini e le donne del Pianeta ad abbandonare la propria casa, la pro­pria terra in cerca di un lavoro, di una vita migliore.
Per chi lo desidera, dovrà sempre esserci un diritto a emigrare, di spostarsi liberamente. Ma per scelta non per costrizione. Purtroppo così non è.”

(Gennaio, 2018)



File del libro:
https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/saggistica/365933/immigrazione-la-moderna-schiavit/


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